Mia suocera beve – Diego de Silva

Vincenzo Malinconico è un avvocato semidisoccupato, sconosciuto, senza successo e abbastanza sfigato. Lasciato dalla moglie Nives, vive in solitudine tra storielle e nuovi amori alternandoli ai litigi con la ex e alle uscite con i figli, senza trascurare qualche rara causa in tribunale. Un sabato mattina incontra al supermercato l’Ing. Romolo Sesti Orfeo il quale sostiene di conoscerlo per via di un suo precedente cliente e nel coprirlo di lodi (“la frustrazione rende vanitosi“) lo trattiene fino a coinvolgerlo nel sequestro di persona che questi aveva premeditato in quel luogo. L’uomo infatti imbastisce un processo sommario a carico di un boss mafioso in cui verranno coinvolte televisioni e giornali e in cui Vincenzo dovrà fare la parte del difensore d’ufficio.

Dopo aver letto Thomas Pynchon ci voleva passare a qualcosa di meno impegnativo e piùwww.inmondadori.it leggero. Vincenzo, malinconico di nome e di fatto, è un personaggio tra il filosofo e il coglione che alterna momenti di profonda lucidità con una visione disincantata della vita e allo stesso tempo cialtrona. E’ un uomo che si barcamena dopo tutta una serie di tranvate ricevute e che cerca di rimanere a galla con ironia e nostalgia, nella speranza di ritrovare il controllo di sé o una dimensione nella propria esistenza ormai sfasciata. E’ un personaggio che a tratti ricorda l’avvocato Guido Guerrieri di Gianrico Carofiglio (cronologicamente precedente), più che altro per il senso dell’ironia molto sviluppato e per la professione di avvocato, perché in realtà Vincenzo è al contrario molto più orientato sul versante della precarietà e della sfiga, di quella persistente e incollata sulla pelle. E’ uno di quei personaggi che riesce a perdere pure quando vince perché la vittoria in qualche modo lo impoverirebbe di qualcosa che lo rende genuinamente umano e naturale. Non è un fallito, ma è fallibile. Come tutti.

E’ un romanzo leggero, scorrevolissimo, ben scritto e allo stesso tempo riflessivo e coinvolgente. Certo, non siamo in terreni di letteratura e di alte elaborazioni filosofiche ma è intrattenimento e lo fa talmente bene da lasciare una certa scia malinconica che fa identificare con il protagonista e parteggiare per le sue sfortune. Perché ritrovare le fila della propria vita quando si è a terra è un compito da eroi.

L’unica “pecca” è la percezione di un senso di incompiuto al termine della lettura. Di irrisolto. E’ come se mancasse qualcosa o se non ci fosse una conclusione. Mi aspettavo che certi avvenimenti proseguissero, venissero portati avanti. Ma in effetti vivere è anche questo, sopportare gli irrisolti. Forse.

Oppure molto più semplicemente dipende dal fatto che le vicende di Vincenzo Malinconico, cominciate con “Non avevo capito niente” proseguono con “Sono contrario alle emozioni“. Ecco, forse è questo.

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