V – Thomas Pynchon

Benny (Benito) Profane è un marinaio americano che dopo il congedo si trasferisce a New York e qui finisce per passare le sue giornate a fare yo-yo, cioè a girare continuamente sulla metropolitana senza alcuna meta (“Prima regola: bisogna essere veramente ubriachi.“,”Seconda regola: bisognava svegliarsi almeno una volta per ogni tragitto.” e “Terza regola: bisognava muoversi su una linea della metropolitana che collegava uptown e downtown, su e giù, perché è così che si muove lo yo-yo“). Qui si unisce alla Banda dei Morbosi (una compagnia di amici rincoglionitointellettualoidebohèmienne a tempo perso) con cui finisce a dividersi tra discussioni e feste. Ad una di queste conosce Herbert Stencil, un tizio sufficientemente folle da parlare di sé in terza persona e da vivere nell’ossessiva ricerca di “V” dietro cui non è ben chiaro chi o cosa si celi. Ma Benny non fa solo questo. Trova pure un lavoro come cacciatore di alligatori! Le vicende di questi due uomini si intersecano insieme a quelle di una miriade di altri personaggi tra vicende assurde, paradossali e senza filo fino a scoprire le origini di “V”.

Dunque.

La trama in realtà è talmente intricata, fatta di personaggi, digressioni continue, salti temporali, flashback e altre complicazioni che dopo il secondo capitolo la lettura è copj170.aspstata un continuo: “E questo chi minchia è?” o “cazzo sta succedendo?” e “Perché?”. Dopo un po’ ho rinunciato e mi sono limitato a leggere sperando che alla fine si capisse qualcosa. Finite le 600 pagine mi è venuto il dubbio di non aver capito un cazzo e che per forza mi fosse sfuggito un particolare come minimo fondamentale. Cerco un riassunto dettagliato e scopro che invece è proprio come ho letto: un casino assurdo senza capo né coda ma con delle raffinate spiegazioni posteriori in termine di postmodernismo (operazionalizzabile in termini di pastiche, inganni, giochi di specchi nella trama, stile sopra le righe, assenza di linearità, assurdi vari, senso del grottesco..) di cui il vecchio Pynchon pare sia il rappresentante esemplare. Sostanzialmente è un’opera labirintica ed enciclopedica (ma ben lontana dalla raffinata eleganza di Eco che però mi dicono abbia preso spunto dallo stile di Pynchon), a tratti prolissa (ma ben lontana dalla scorrevolezza dei russi, notoriamente dei lungagnoni) in cui si finisce spesso per perdere il filo e in cui tutto è un eccesso. Pynchon prende per il culo il lettore togliendogli ogni riferimento di realtà, infilando paradossi indimenticabili delineati con ironia (il prete delle fogne che voleva evangelizzare i ratti), in mezzo a fatti veri che non sembrano tali (il massacro degli Herero in Namibia) e a drammi consumati con leggerezza disarmante (il prete cattivo o l’amante di V); tutto questo calderone di ipercollegamenti dovrebbe condurre al collasso della verità come punto di vista unico, oltre a spingere nella ricerca di informazioni in maniera attiva. La spiegazione critica che ho trovato su internet (da solo non credo sarei mai riuscito a fare lo sforzo di arrivarci) è suggestiva e calzante, perché se l’intento era quello di destrutturare la realtà, il libro va sicuramente a segno; se si tiene conto della letteratura in generale fino a quel momento, questo è sicuramente un prodotto originale e mai visto prima però, cazzo, 600 pagine (587 per essere precisi) mi sembrano veramente un’esagerazione per dire tutto questo. Borges in Finzioni se l’è cavata con molte pagine in meno per dire la stessa cosa.

Forse l’ho letto nel momento sbagliato e non con la dovuta attenzione. Temo di essere stato depistato dalle mie altissime aspettative perché V è citato nella graphic novel di Alan Moore, V per Vendetta e anche nel film da cui è tratta, tramite L’Ouvertoure 1812 di Tchaikovsky citata nel libro. Non solo, Thomas Pynchon appare anche nei Simpson nell’episodio “Incertezze di una casalinga arrabbiata” della quindicesima stagione ed è noto per essere ancora più misantropo (il che me lo ha reso immediatamente simpatico) e lontano dalla mondanità di quanto non fosse Salinger (che non era proprio un festaiolo), non si conosce la sua vera identità e non si hanno sue foto (in realtà facendo “cerca immagini” su google vengono fuori un sacco di foto di un tizio con i denti da castoro e il monociglio. Se fosse lui mi sembra anche ovvio che non si faccia vedere!).

In tutto questo non sono in grado di dire se mi sia piaciuto o meno. Come lettura è stata faticosa, nonostante alcuni passaggi decisamente molto interessanti, mentre la costruzione grottesca e sperimentale è difficile da dimenticare (e da raggiugere) nella prima opera di quello che è stato definito “il giocoliere della letteratura“.

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12 thoughts on “V – Thomas Pynchon

  1. V. per Vendetta mi è piaciuto particolarmente come film. Mai letto il fumetto. Dalla tua esplicativa recensione, questo libro resterà per diversi anni siderali sugli scaffali della libreria. Sto alla larga.
    Non potevi essere più esplicito e obiettivo.

      • Ma, se devo essere sincero, mi fido abbastanza del tuo giudizio. Se dici che è pesante è pesante… anche perché la descrizione era perfetta, perciò recensione, secondo me, molto chiara!

  2. Di sicuro per me non è il momento giusto per leggerlo. Magari tutte le recensioni fossero così chiare! comunque metto in wishlist! Nel periodo giusto potrebbe essere una bella scapicollata. 🙂

Secondo me....

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