Crvena Zvezda – Enrico Varrecchione

Preambolo: il 9 Novembre 1988 il Milan viene sconfitto 0 – 2 dallo Stella Rossa di Belgrado nella sfida di ritorno degli ottavi di finale della Champions League, durante una partita giocata nonostante una fitta nebbia.

A causa di questo evento la storia italiana non è più come la conosciamo.

Anno 2015. Jovan Eldzic è il calciatore che ha suggellato la vittoria di quella sera e che si è trasferito in Italia a seguito di un ingaggio da parte dello stesso Milan che ha contribuito a buttare fuori dalla Champions League. Ormai fuori età per competere in serie A, non ha mai smesso di giocare continuando a partecipare ai campionati nelle leghe inferiori (Amatori Don Bosco nella terza cetegoria della provincia di Alessandria). Per questi motivi è un personaggio molto conosciuto e di conseguenza viene avvicinato da un partito politico che gli propone di candidarsi alla carica di sindaco nel suo comune di appartenenza per il Movimento Gente, fondato dall’Onorevole Massimo Lanza, un personaggio all’insec5yKV3xgna del trasformismo politico più spudorato e dalla fedina penale non troppo pulita (quindi in linea con il profilo del parlamentare medio, nulla di cui stupirsi). Lanza è anche il padre di Alessandro, la cui fidanzata Marianna è una ragazza con le idee poco chiare sulla propria vita e senza una direzione ben precisa che decide di intraprendere un viaggio alla ricerca delle proprie origini che la porterà ad incrociare la sua strada proprio con quella di Jovan Eldzic, sullo sfondo di un’Italia con un passato diverso ma in uno scenario famigliare a come lo conosciamo e in cui si aggira il “fantasma” di un famigerato noto, ridimensionato dal suo ruolo conosciuto.

Siamo nel filone dell’ucronìa, genere di cui ero venuto a conoscenza con l’albo omonimo di Dylan Dog (N° 240) e di cui la cosa più vicina che ho letto (in realtà ho visto solo il film) credo sia Watchmen, nonostante alcuni autori come Roth, Saramago e Dick (e a quanto pare persino Churchill) si siano cimentati con questo genere narrativo. Il pretesto di cambiamento del futuro in questo libro arriva infatti dal calcio (nella realtà la partita venne interrotta al 57′ a causa della nebbia e ripresa il giorno seguente, in cui il Milan recuperò la rete di differenza, vinse ai rigori con la Stella Rossa e successivamente vinse la Coppa dei Campioni [mi è toccato documentarmi per non dire cazzate]) che innegabilmente ha sempre influenzato di sottecchi (ma neanche poi tanto) i destini dell’Italia. Nello specifico questa sconfitta avrebbe impedito a qualcuno di “scendere in campo” dietro ad un’alone di vincente e quindi tutta la storia politica ne avrebbe risentito (quantomeno quella delle elezioni) dal 1994 in poi.

Per quanto mi riguarda non capisco un cazzo di calcio e nemmeno mi interessa colmare questa lacuna. Questo libro infatti non tratta del calcio (anche se tra i commenti negativi pervenuti all’autore pare ci sia che “gli italiani pensano troppo al calcio”) ma lo usa come pretesto per sviluppare una serie di riflessioni ben diverse, sui malcostumi italiani e sulla politica incapace, tenendole sullo sfondo della storia di Jovan e di Marianna che in realtà è il vero fulcro dell’attenzione. L’autore non ha mai nascosto le sue idee politiche ma questo non è un libro propriamente “politico” e che avanza critiche faziose, molto più semplicemente porta avanti una sola semplice e implicita domanda: “siamo veramente sicuri che sarebbe cambiato qualcosa?”.

Lo stile è fresco, ironico e scorrevole. La struttura del libro è molto dinamica, fatta di flashback, passaggi di consegne fra le varie voci protagoniste in prima persona, alternate da notizie di giornali e pagine internet, il che rappresenta un’ottima scelta per tenere incollata l’attenzione e la curiosità, che sono sempre solleticate. La presenza di alcuni refusi ed errori non pesa in nessun modo e sono trascurabili soprattutto in luce delle traversie che hanno influenzato la genesi del libro: bozze smarrite dai corrieri che vagano per l’Italia, stamperie che danno forfait all’ultimo minuto, incidenti nelle consegne e altro ancora. L’unico neo è più che altro una questione di mio gusto. Verso la fine c’è un colpo di scena inaspettato che però ho trovato personalmente una soluzione un poco inflazionata per stupire, in una lettura che di per sé non ne aveva bisogno in quanto piacevole di suo. De gustibus e quel che segue.. L’altro limite è rivolto a chi non sa una cippa di calcio come me (sentivo la necessità di qualche spiegazione qua e là. Ho avuto il forte sospetto che quando Gullit viene mandato via dal Milan per fare spazio a Eldzic avrei dovuto apprezzare l’ironia della cosa ma non conosco le vicende di calciomercato nemmeno più recenti, se non quelle che mi arrivano per osmosi mio malgrado, quindi non sono in grado di stabilirlo) che avrebbe quantomeno bisogno di capire, per iniziare, che la Stella Rossa non ha mai vinto quella partita ma è un dettaglio trascurabile e ovviamente parlo da profano.

Enrico Varrecchione è giornalista e pubblicista che collabora come cronista sportivo con alcune testate radiofoniche. Nato nella provincia di Alessandria, questo è il suo libro d’esordio. Per concludere riporto un suo curioso stato di Facebook:

Crvena Svezia: saluto l’Italia con una chicca. Il libro parla di malcostumi, gravi o veniali, della politica italiana. Alla presentazione era venuto, a sorpresa, un attempato politico locale che rappresenta fisicamente quello che noi, scherzando, chiamiamo Apparato. Alla fine della presentazione ha fatto una domanda lunga dieci minuti che nessuno ha capito. Ha mangiato per tre al buffet, ma, cosa ancor più divertente, non ha comprato il libro!

Ero alla presentazione e pure io non ho capito un cazzo di cosa volesse chiedere Apparato però il libro l’ho comprato (il tizio ha probabilmente mangiato anche per me al buffet visto che l’ho saltato) e merita di essere letto.

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