La resa dei conti – Saul Bellow

Wilhelm Adler, divenuto in arte “Tommy” Wilhelm dopo un fallimentare periodo passato a Hollywood nel tentativo di diventare un attore, è un quarantenne la cui vita è arrivata al punto in cui gli viene portato il conto da saldare. Da sempre persona insicura e impulsiva, si è separato dalla moglie che però continua a perseguitarlo con richieste sempre più pressanti, si è licenziato dal lavoro che aveva come venditore perché non ha ottenuto il posto che gli spettava, ha un pessimo rapporto con il padre da cui non riesce ad ottenere nulla e per finire ha investito tutti i suoi rimanenti risparmi in borsa seguendo i consigli del Dott. Tamkin, sedicente psicologo che ha fatto uno “studio sul ciclo di colpa-aggressività” che si celerebbe dietro ai movimenti dei mercati e con cui sarebbe in grado di prevedere l’andamento economico e i conseguenti acquisti e vendite da fare..

Il quarto romanzo di Saul Bellow (Premio Nobel nel 1976 “per la sensibilità umana e laBellow02-196x300 sottile analisi della cultura contemporanea che si trovano combinati nella sua opera“) è un breve scritto che si svolge nell’arco di una sola giornata, ma che rappresenta un periodo sufficiente affinchè la vita del protagonista giunga alla risoluzione di un passato vissuto all’insegna delle scelte avventate o, a volte, semplicemente ingenue. Wilhelm è una persona senza più alternative che sta perdendo ogni cosa, profondamente infelice e braccata dalla sua stessa esistenza (“C’è chi sposa la sofferenza, ci mangia e ci dorme insieme, come marito e moglie. E se vanno con la gioia credono di essere degli adulteri.“) senza più alcuna via di scampo. Trascorsa una vita priva di particolari talenti ma piena di illusioni immancabilmente deluse, in una sola giornata vede sfogare tutte le sue tensioni di fronte all’inevitabilità dei fatti che lo inchiodano come una morsa. Il pianto di Wilhelm è quello di un uomo soffocato, compresso e scaturito dalla consapevolezza di aver fallito e di aver perso ogni speranza. La sua vita è quella di un uomo che ha sbagliato (“Qualunque cosa tu sia, scopri sempre d’essere il tipo sbagliato.“) ma al cui contempo è presente una intrinseca energia vitale. E’ un uomo disperato ma che soffre in una maniera umana e commovente. Non viene da biasimarlo per i suoi errori ma si finisce per compatire il suo bisogno, insoddisfatto, di comprensione da parte del rigido padre scostante e di amore, non corrisposto, a causa della moglie che non vuole concedergli il divorzio. Nonostante gli errori, sembra un’anima buona e ingenua che non riesce a capacitarsi di quanto gli accade e che non ha possibilità di rimediare.

L’unica sua speranza di salvarsi gli arriva da uno psicologo cialtrone che si improvvisa esperto di economia pensando di poterne interpretare i meccanismi nei termini di colpa-aggressività e prevederne gli andamenti. Un imbecille totale quindi, ma che ha un piccolo bagliore di saggezza quando parla dell’anima vera e dell’anima falsa che albergano negli uomini (in cui pare ci sia una certa influenza di Rogers e del concetto di coerenza di sé e autorealizzazione). L’anima vera è quella che vive in funzione dell’amore verso qualcosa, senza il quale l’uomo sarebbe un nulla (“Un uomo vale quanto le cose che ama“) mentre quella falsa è  l’egoismo con cui viene investito un poco di amore sulle cose in maniera calcolata per pura convenienza sociale. L’anima falsa è la menzogna in cui si vive ogni giorno sotto forme diverse e che risulta intollerabile all’anima vera la quale ne soffre al punto da desiderarne l’eliminazione. L’amore diventa odio e si cerca di assassinare l’anima falsa nel proprio interno con aggressività rivolta all’esterno. Chi uccide in realtà vorrebbe uccidere l’anima falsa interiore.

Struggente e tragico quanto delicato e intimo. Scorrevole e ben scritto, semplice ma allo stesso tempo profondo ed emotivo. Semplicemente umano, denso di quell’umanità che deve fare continuamente i conti con sé stessa e con le proprie imperfezioni.

La gente non si rende conto di come siano sensazionali le cose che fa. Non vedono lo straordinario in se stessi. Si perde nello sfondo della vita quotidiana.

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