Noise – Henry Bean

David Owen (Tim Robbins) vive a New York dove nell’arco degli anni ha sviluppato una feroce intolleranza nei confronti dei rumori da inquinamento acustico e in particolare con gli allarmi delle auto. Inizia a dare sfogo alla sua rabbia con piccoli atti vandalici, rigando le fiancate e tranciando le gomme ma la cosa inizia a sfuggirgli di mano e passa a forzare le macchine per poter mettere a tacere gli allarmi (ma non si limita solo a quelli). La questione diventa per lui una vera missione al punto da creare intorno a sé una figura da eroe suburbano, si fa chiamare “Il rettificatore” (“correttore” sapeva molto di bianchetto), con tanto di attrezzatura ufficiale fatta di martello, cappuccio e adenoise_movie_postersivi personalizzati con effigie e nome. La sua ossessione per il frastuono lo porta ovviamente diverse volte in prigione e a separarsi dalla moglie Helen (Bridget Moynahan [Serendipity, Lord of War, Io Robot]) ma a perseguire la propria personalissima crociata con tutte le sue forze. Al suo fianco si aggiunge la studentessa russa Ekaterina Filippovna (Margarita Levieva [Mai vista prima]) che lo spinge a raccogliere firme per una votazione cittadina con cui poter zittire tutti gli allarmi della città. La proposta riesce ad avere un certo seguito e molte persone sono anche favorevoli all’iniziativa che viene però bloccata con un cavillo dal sindaco Schneer (William Hurt).

David a questo punto in preda alla rabbia ha un’idea e..e se vi interessa andatevi a guardare il film.

Nulla di personale, oggi mi girano un pochino i coglioni.

Dopo “The believer” (molto bello e meritatamente Premiato al Sundance Festival del 2001), seconda opera (e anche ultima come regista) di Henry Bean dal sapore autobiografico poiché prende ispirazione dalle vicende dello stesso Bean, di cui David è l’alter ego.

Se con il suo primo film aveva fatto veramente centro, con questo è come se avesse beccato uno degli anelli più esterni.

Il film di per sé è particolare e originale, decisamente curioso, con qualche spunto e tutto sommato piacevole. La presenza di Tim Robbins (Indimenticabile ne “Le ali della libertà“. Dopo averlo visto in quel film non sono nemmeno riuscito ad odiarlo quando ha ricoperto il ruolo di Ian Raymond nella trasposizione di Alta fedeltà [chi ha letto il libro può capire]) non può che impreziosire la pellicola, ma nel complesso è come se mancasse qualcosa. E’ a metà tra la commedia e il dramma con mire di denuncia ma senza riuscire mai a coinvolgere totalmente. Non ci si sente vicini a David, alla questione dell’inquinamento acustico o quant’altro ma si è spettatori esterni di qualcosa di cui non si riesce a percepire l’intento. Manca di mordente ed è come se si fermasse alla superficie senza andare mai nel profondo della questione. Infatti la conclusione finale, per quanto sia a sorpresa, sembra buttata lì senza troppe pretese e di conseguenza senza stupire nemmeno poi più di tanto.

Vorrebbe portare a riflettere ma non ci riesce nella maniera in cui avrebbe meritato. 22806604

Che dire degli interpreti?

William Hurt è piuttosto convincente, mentre mi stupisco che William Baldwin (è l’aiutante del sindaco/Hurt) faccia ancora dei film (Anche se in “Sliver” e “Fuoco assassino” mi pare non fosse così male, ma sono reminescenze dell’infanzia e poi a parte Alec gli altri tre li confondo uno con l’altro) e quando scopro che parteciperà all’animazione in 3D (previsto 2014) di “Braccio di Ferro“, sposto la mia fonte di stupore e mi chiedo: ma era veramente necessario?

Non chiamare lui a fare il doppiatore, ma fare un film del genere.

Ma si può?

Bridget Moynahan è espressiva e di presenza come la carta da parati ma per fortuna l’onore femminile viene riportato in alto da Margarita Levieva, sorniona, presente e convincente anche se priva di estro carismatico.

Nel complesso è un vero peccato perché lo spunto era decisamente buono. Rimane un film godibile e particolare. Da vedere per uscire dai soliti plot visti e rivisti e poi Tim Robbins è sempre una goduria, anche se di certo non verrà ricordato per questo film.

Henry Bean invece verrà sicuramente ricordato per “The bealiver” a questo punto, a meno che non si decida a fare dell’altro.

E, anche se non c’entra un cazzo, la locandina a me non dispiace per niente.

L’edizione in italiano non esiste (o meglio io non l’ho trovata) ma è disponibile in lingua originale su youtube qui.

Il segreto del potere è allontanare ogni responsabilità.

Giudizio in minuti di sonno: Visto al secondo tentativo. Al primo ho dormito secco dopo dieci minuti per risvegliarmi verso la fine. Le attenuanti sono che era tardi ed ero tornato da allenamento. Al secondo tentativo tre pisolini da dieci/quindici minuti. Due all’inizio nello stesso punto e uno prima dell’ideona di David. L’attenuante è che l’ho visto dopo due giorni intensi e un viaggio lungo. L’aggravante è che era pomeriggio.

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Secondo me....

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