Il tempo perduto (senza l’intenzione di andarlo a cercare a quanto pare)

Il riferimento a Proust è totalmente casuale. Non ho mai letto la recherche (se non alcuni pezzi all’università perché un professore molto zelante li riteneva indispensabili per l’esame di Psicologia di non so cosa [non ricordo nemmeno più il nome del corso] e perché secondo lui era inammisibile che nessuno l’avesse letta alla nostra età) e non credo nemmeno che colmerò questa lacuna a breve, mi scoraggia la lunghezza e anche il prezzo. Fonti attendibili (ma essendo indirette potrebbero sbagliare o potrei ricordare male io) mi hanno anche detto che Proust imperversa per numerose pagine a descrivere una tazzina e una teiera e non credo di essere ancora pronto per affrontare questa prova di lettura apparentemente scoraggiante.

Recupererò questa mancanza nei tempi a venire.

E’ finita la scuola.

E a quanto pare l’evento meritava persino le prime pagine di alcuni giornali, il che mi fa pensare che o non stia succedendo un cazzo nel mondo oppure al contrario stiano accadendo talmente tante cose da rendersi necessario sviare sull’argomento (crisi, Turchia, politica, Siria, ecc.). Comunque, mi sono ritrovato a pensare a come siano cambiate le cose. Nel senso, quando ero alle medie e finiva la scuola mi godevo tre mesi di estate e il tempo passava in fretta senza fare nulla di particolare. Prendevo la mia bicicletta, andavo in giro nelle zone limitrofe, oppure si giocava con i coetanei. Ci si divertiva con nulla e senza fare nulla. Poi si passa al liceo, per spostarsi si usa lo scooter e il paese inizia a diventare stretto, ormai è un territorio totalmente esplorato, senza sorprese. Il mondo inzia ad allargarsi e comprendere nuove zone ma inizia a diventare difficile divertirsi. Subentrano sbronze, concerti, discoteche, sostanze, viaggi, sport (ognuno si sceglie le sue) e una strana mancanza di direzione con la fiera convinzione di essere diventati “grandi”. Si arriva all’università, si ha la macchina e il proprio spazio d’intervento inizia a comprendere grandi città, spostamenti lontani e per lunghi periodi. Il divertimento rimane in alcuni casi quello del liceo, ma inizia a perdere lentamente il senso (se mai ne aveva avuto uno) che possedeva al momento della sua nascita. Subentra qualcosa di diverso, una specie di noia indefinibile mista ad una strana sensazione di “essere arrivati”, di aver esaurito il tempo. Ricordo di non essermi mai sentito così libero come dopo l’esame di maturità, un’effervescente sensazione di aver concluso uno stillicidio frustrante e inutile (parlo per me) al cui termine mi aspettavano un mare di opportunità e di possibilità.

Ne scelsi una e con orgoglio.

Quello che veramente fu fonte di stupore è che alla laurea non mi sono sentito poi così libero come alla maturià. Anzi, era subentrata questa fastidiosa sensazione di “essere arrivato” (Dove poi?). La cosa non è stata entusiasmante come pensavo, non era una liberazione ma la fine di qualcosa senza la prospettiva di cominciarne qualcuna di nuova. Erano finiti i tempi in cui mi ascoltavo “Given to fly” dei Pearl Jam per celebrare la sensazione di sentirmi libero. Strisciante invece arrivava la paura di giorni tutti uguali, senza nulla di diverso, dove la ricerca di piccoli diversivi dovrebbe portare ad uscire dalla routine della quotidianità.

E mi risuona in testa “Every day is exatly the same” dei Nine Inch Nails.

I diversivi rimangono diversivi e dopo l’effetto iniziale si ritorna alla realtà.

Mi stupisce che nell’arco di tutto questo tempo gli spazi fisici raggiungibili si siano allargati ma sia sopravvissuta la sensazione di stare allo stretto ovunque, a cui adesso non ho bene idea di come trovar rimedio (dove cazzo dovrei andare, su Marte?) e che i modi per divertirsi siano diventati sempre più elaborati per sopperire ad esigenze maggiori, ma nonostante questo ogni cosa non sia altro che una ripetizione ossessiva di un presente senza nessun fine.

Non sarebbe meglio divertirsi con niente come quando si è piccoli? Che fine ha fatto (nei limiti del mio essere, non sono mai stato un euforico..) quell’entusiasmo?

Oppure è veramente come si chiedeva l’Elvis ricoverato in casa di riposo di Bubba Ho-Tep:

“Esiste veramente qualcosa al mondo oltre al cibo, la merda e il sesso?”

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