Come un tuono – Derek Cianfrance

Luke Glanton (Ryan Gosling) è uno stuntman ipertatuato che si esibisce in acrobazie con la moto durante spettacoli itineranti. La sua vita cambia radicalmente quando scopre di aver avuto un figlio, Jason, da una breve relazione con Romina (Eva Mendes) e decide di essere un padre migliore, prendendosi tutte le sue responsabilità e cercando di essere presente. Non avendo a disposizione grandi somme di denaro per provvedere al sostentamento della sua famiglia decide di rapinare alcune banche insieme ad un amico complice, sfruttando il suo talento di guida alla moto. Una di queste incursioni va a finire male e la vita di Luke si incrocia con quella della recluta di polizia Avery Cross (Bradley Cooper), a sua volta padre di AJ, il quale da parte sua deve invece fare i conti con come-un-tuonoi soprusi e la corruzione dei colleghi al distretto, evento che lo porterà a sfruttare una serie di occasioni per diventare vice procuratore. Le colpe e gli errori ricadranno quindici anni dopo sui figli Jason ed AJ, in cui sarà la generazione successiva a portare avanti il confronto iniziato dai padri.

Come un tuono (titolo originale The Place Beyond the Pines [sempre per il discorso che in Italia bisogna immerdare qualcosa di bello solo per dare un’apparenza di film d’azione altrimenti certe cose non se lo caga nessuno]) è la terza opera di Derek Cianfrance successiva al noto Blue Valentine del 2010, arrivato in da noi solo recentemente.

Le musiche sono curate dal grande Mike Patton, ex Faith No More, che ancora ricordo con nostalgia.

Come un tuono è diviso idealmente in tre parti ognuna delle quali è segnata da un passaggio di consegna della storia tra un personaggio e l’altro e alla sue vicende personali, per portarci verso il finale di confronto tra generazioni e la sua morale conclusiva, che non può fare a meno di far venire in mente (ahimè) la bibbia, nei passi in cui si diceva che le colpe dei padri ricadranno sui figli (“Perchè io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione” Esodo 20:5. [Il discorso a livello teologico immagino sia più complicato [e non voglio nemmeno addentrarmi] ma rimanendo a livello sociale e di buon senso è piuttosto ovvio che per ciò che sbagliano i padri saranno i figli a pagarne le conseguenze {educazione, traumi, modalità disfunzionali piuttosto che debiti}]).

Si inizia con Luke, un fenomenale (come sempre) Ryan Gosling nel ruolo dello sbandato malinconico e dai tratti umani, ComeUnTuonoRecensioneInAnteprimache cerca di far leva sulle sue buone intenzioni per riscattarsi e garantire al figlio un futuro migliore di quello che è capitato a lui. Consapevole delle sue responsabilità e del suo modo di essere desidera riparare all’eredità interiore lasciatagli da un padre mai conosciuto per evitare che passi al figlio (“E’ mio figlio e dovrei stare con lui. Io non sono stato con mio padre e guarda il risultato.”). Nell’inseguire questo obiettivo è “costretto” a scegliere la criminalità, senza riuscire a fermarsi al momento opportuno ma, al contrario, lasciando suo malgrado un’eredità ben peggiore a Jason. Dovrebbe essere il personaggio negativo (quantomeno per il solo fatto di essere un rapinatore) ma nella realtà è talmente grande e ben riuscito da lasciare una scia lunga tutto il film in cui permane la sua presenza fino alla fine si conquista tutto il rispetto che gli può essere concesso (Ryan Gosling ha comunque il volto simpatico da bravo ragazzo Disney e non del delinquente senza cuore). Perché in fin dei conti certe figure rimangono sempre vive nel ricordo di tangibilità della loro esistenza.

Si prosegue con Avery, un Bradley Cooper che dopo “Il lato positivo” si dimostra sempre di più all’altezza della sua crescente fama.bradley-cooper-in-una-scena-del-thriller-come-un-tuono-268264 E’ l’altro pilastro del film anche se non riesce ad arrivare a conquistare lo schermo come il personaggio di Luke. Viene presentato in corso d’eventi, in un’azione sincopata e non si ha nemmeno il tempo di capire chi sia, cosa abbia fatto, circostanze che vengono svelate in seguito. E’ un personaggio positivo perché vuole combattere la corruzione del suo dipartimento, ma allo stesso tempo non è esente da ombre e nemmeno da fastidiosi opportunismi nel crearsi l’occasione propizia per una scalata di potere. Vive comunque nella colpa e nel rimorso di quanto ha fatto ed è forse questo a spingerlo nella sua corsa verso cariche istituzionali, non tanto una brama di potere, quanto la necessità di riparare al fantasma di un torto fatto, non a Luke, ma a Jason e a sé stesso. In qualche modo l’eredità delle sue colpe viene passata anche a suo figlio AJ, con il divorzio e le assenze di cui si può solo supporre l’esistenza nell’ansia di inseguire questi moti riparatori.

Si finisce con Jason, solitario ed emarginato, e AJ, sbruffone e spavaldo, che chiudono il trittico incontrandosi come amici senza sapere nulla dei legami tra i rispettivi padri. Il passato però chiede sempre un tributo e saranno proprio loro a dover risolvere tutte le questioni createsi nei tempi precedenti.

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Bello. Veramente bello. Regia decisamente capace e trama ben sviluppata con l’interessante idea della divisione tra generazioni e personaggi. Film piacevole e ben costruito, con momenti di tensione e con un buon ritmo che stimola senza annoiare, aprendo alcuni spazi di riflessione. Allo stesso tempo la frammentazione ne fa un film senza eccessivi approfondimenti ma che lascia molto spazio all’intuizione del “non detto”. Non ci sono momenti particolarmente commoventi ma è sicuramente molto coinvolgente e cattura l’attenzione dall’inizio alla fine nonostante la durata di quasi due ore e mezza (pericolosissima per i miei colpi di sonno).

Siamo oltre il puro intrattenimento ma senza arrivare a strane catarsi drammatiche.

Il dolore e la sofferenza sono un’intuizione razionale a servizio della suggestiva storia.

L’unica cosa che non mi spiego e come sia possibile che nel bel mezzo di una sparatoria Avery possa mettersi tranquillamente a ciancicare una cazzo di gomma da masticare senza che gli si blocchi in gola per la strizza..

Mah..

Giudizio in minuti di sonno : Sempre stato orgogliosamente sveglio tranne un vago assopimento verso la fine di cui mi giustifico dicendo che era l’una di notte e alla sera ero andato ad allenamento.

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