Luddismo semplicistico della domenica al supermercato

Ieri sono andato nella tomba del mondo moderno : il centro commerciale (vedi “Soffitti, attese, stupidi e illuminazioni” per capire quanto mi stiano sulle palle questi posti). La domenica ci si ritrova tutti lì perché non si sa che cazzo fare (avrai avuto mille altre valide alternative [infilarmi le dita nel naso, dormire, leggere, contare i fili d’erba..] ma c’era da fare la spesa), trovo che siano dei luoghi alienanti ma ogni tanto bisogna andarci.

Se non altro per comprare da mangiare e guardare altri zombie come me.

Comunque, appena entrato mi presentano l’innovazione della domenica (in tutti i sensi) : previa registrazione (nulla di nuovo) nei loro database con la famosa “carta fedeltà” , ti viene dato un lettore di codice a barre (di fronte a questi oggetti soffro di regressioni infantili e inizio a giocare come un deficiente : lo passavo sul sedere delle persone, scoprendo però che certe cose non hanno prezzo [Si. Sono anche uno di quelli che fa le piste con i carrelli della spesa andando in derapata nelle corsie dei supermercati!]) che il cliente stesso usa per aggiungere al proprio scontrino i prodotti che compra in modo da arrivare alla cassa automatizzata con tutti gli articoli già battuti. A quel punto le code si riducono perché hai il cliente ha già fatto tutto e si tratta solo di pagare ed uscire. Che figata, risparmi tempo e se sei “fedele” (dio, quanto mi fa schifo questa parola applicata a supermercati piuttosto che multinazionali o simili. Le persone dovrebbero essere fedeli solo ad altre persone o a qualche ideale [qualunque]. In casi come questi è meglio praticare un sano libertinaggio e a fanculo le carte fedeltà.) nel senso che se non provi a fregarli ti regalano qualche punto in più (no, ma grazie, eh..).

Si perché ovviamente tu sei fedele, ma loro non sono scemi, quindi qualche controllo “casuale” lo fanno.

Se provi fregarli non so cosa accada.

Forse ti mettono alla gogna nell’ingresso con la scritta “cliente infedele” spronando gli altri clienti a lapidarti con le loro carte fedeltà o a percuoterti con il lettore di codice a barre.

Boh.

Prima di arrivare al punto divago ancora un attimo.

Qualche tempo fa ho parlato con il proprietario di una stazione di servizio che mi ha riferito dell’intenzione della compagnia petrolifera di voler passare a breve a “stazioni totalmente automatizzate” gestite in sostanza da una sola persona, il titolare. Cosa che viene presentata nelle pubblicità come un enorme passo avanti e un’altra figata per le allegre famigliole ridenti e felici che vanno in queste oasi gaudenti a fare rifornimento.

Forse soffro di una forma di luddismo a scoppio ritardato, di una qualche avversione tecnologica di stampo reazionario o di qualche anacronistico anarchismo da anziano retrogrado (ultimamente quando guardo i ragazzino che escono dalle scuole ho l’insopprimibile voglia di gridare “TIRATI SU QUEI CAZZO DI PANTALONI CHE TI SI VEDE IL CULO! IMBECILLE!”. Poi ripenso a come mi vestivo io ai tempi del liceo [e anche adesso, in effetti] e cerco di contenermi [anche se il mio sedere non era scoperto]. Divento vecchio.) fatto sta che trovo queste due cose delle aberrazioni.

In entrambi i casi ci viene mostrato il lato positivo, progresso tecnologico, risparmio di tempo e poi, dai, è anche divertente fare certe cose da soli. Nel primo caso ovviamente quello che interessa ai proprietari del supermercato è che se ci sono meno code, più persone passano, quindi si compra molto di più e quindi si guadagna di più. Banale. Non solo, se questo sistema funzionasse bene riuscirebbe a risparmiare anche sugli stipendi delle cassiere che, ad oggi, sono le figure più indispensabili di un supermercato. Stessa cosa vale anche per la stazione di servizio in cui si vuole fare a meno di tutto il personale. Il titolare in questione era contrario (con me disse che quelle persone lavoravano con lui da una vita e non voleva lasciarle a casa) ma la risposta che ricevette fu “Noi ti taglieremo i margini di guadagno, se vuoi tenere i tuoi dipendenti lo puoi fare a tue spese, ma salterai.”

Nell’ottica della compagnia petrolifera e del supermercato tutto questo rappresenta un enorme guadagno e risparmio di soldi.

Sul momento, però.

Ora, non ho studiato economia e il mio ragionamento sarà sicuramente semplicistico ma credo che questi personaggi stiano dimenticando che, sia cassieri che gli operatori delle stazioni di servizio, fanno parte anche loro di quella enorme massa di persone che compra il loro merdoso petrolio e i loro cazzo di prodotti messi sugli scaffali (entrambi già di per sé con margini di guadagno enormi).

La tendenza più diffusa è sempre quella di risparmiare per aumentare i margini di guadagno e fare a meno di quei lavoratori che sono poi gli stessi che comprano da loro! Più persone saranno lasciate a casa e sempre meno potranno andare a comprare quello che ci vogliono vendere. Stanno facendo a meno di noi che li manteniamo. Ma risparmiando su di noi stanno tagliando i loro guadagni. Se è una sola azienda a farlo i danni sono limitati, ma se questo diventa il sistema imperante… Questa non è imprenditoria, è solo darsi la zappa sui piedi e una lunga serie di randellatte sulla nostra schiena. Oppure aver capito che siamo indirizzati a diventare un paese povero e quindi spostare le produzioni all’estero è una scelta dettata non solo dal corrodere i margini di guadagno quanto dall’aver intuito che in quei paesi nascerà il nuovo mercato. Perché è proprio in quei posti che a breve si avrà la possibilità di comprare e vendere sul serio.

Noi lo ridiventeremo quando costeremo meno dell’estero e quando qualcuno capirà che i soldi che vengono dati alla massa sono quelli che fanno girare l’economia perché direttamente o indirettamente ritornano alle aziende stesse che pagano i salari. Ma se non ci mettono in condizione di comprare…

Fino a quel momento siamo fottuti e destinati ad essere tagliati e sostituiti da una macchina.

Risparmiano su di noi, ci sacrificano e ci chiedono fedeltà e collaborazione.

Non bisogna mai smettere di avere fiducia negli uomini.” diceva Titta di Girolamo in “Le conseguenze dell’amore” (per me il capolavoro di Sorrentino).

Nel film Titta stava bluffando.

Ma aveva comunque ragione.

Vaffanculo.

Io faccio la coda.

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7 thoughts on “Luddismo semplicistico della domenica al supermercato

  1. Odio i supermercati, le carte fedeltà, i pantaloni sotto le chiappe(vero è che io mi vestivo come Robert Smith a 15 anni ma il mio intimo restava intimo, non aveva l’elastico con scritto di che sesso sono o magari una bella griffe ma soprattutto non lo vedevano tutti) odio le buste del supermercato che devi pagare e sulle quali c’è la pubblicità, odio la pubblicità in generale…oddio sto peggiorando…oddio sto invecchiando!!!!

    • Mi fa piacere essere in buona compagnia.. 🙂 Comunque possiamo sempre giustificarci dicendo che non stiamo invecchiando ma semplicemente diventando più saggi perché abbiamo una chiara visione delle cose.. 😉

  2. “Ieri sono andato nella tomba del mondo moderno : il centro commerciale”. Meraviglioso! Uso i carrelli bassi di Ikea, quelli per portare le cose ingombranti, come degli skate. Prendo la rincorsa e poi ci salgo sopra, con il rischio di schiantarmi. E la cosa più divertente sono le espressioni di chi mi guarda, perchè fa strano vedere una donna che si avvicina ai 40 anni che fa questa cosa. Mi diverto con poco.

Secondo me....

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