Limiti di tolleranza

Ci si rende conto sempre troppo tardi che qualcosa è finito.

E non è quando sei seduto sul gabinetto ad osservare un rotolo di carta igienica esaurita che vorresti fare questa scoperta. Mi ritrovo proprio in quel punto e mi chiedo, come diceva la maglietta di un mio amico, “What would McGyver do?”.

Ormai quando mi chiedono “come va?“, se c’è confidenza, mi prendo il lusso di dire “rasentiamo la merda, ma potrebbe anche andare peggio” anche se non mi è dato immaginare come.

Iniziava così la bozza di un post che avevo preparato in cui forse volevo sproloquiare sulla fine o non so cosa, ma credo che devierò gioiosamente perché altri pensieri subentrano.

Oggi, dopo mesi, sono venuto a sapere un ulteriore tassello di una situazione. In realtà il termine esatto sarebbe “pezzo di merda” dell’alta pila di cacca su cui evidentemente ero seduto. Mi dice che non voleva dirmelo perché preferiva prendessi una decisione da solo, ma mi viene subito da ribattere “Come cazzo faccio a decidere qualcosa se tu non mi dici niente e se non vengo a conoscenza di quanto mi permette di farmi un’idea?“. Si tratta più che altro di un dettaglio, ma non trascurabile, anzi, piuttosto importante e determinante. In realtà scoprire quel dettaglio in più non mi ha fatto nemmeno incazzare, anche perché è stato un po’ come scoprire che Jeffrey Dahmer (il celeberrimo Mostro di Milwaukee) oltre ad aver ucciso diciassette persone, dopo averle torturate, violentate (da vive e da morte), squartate e mangiate, magari le ha pure derubate. Nel complesso generale di un quadro simile diciamo che l’aver sottratto loro anche il portafoglio passa un attimo in secondo piano e diviene un dettaglio piuttosto trascurabile e irrilevante.

Sarebbe come avere un elefante enorme davanti e stare lì a vedere di che colore sono le sue unghie.

E in questo caso non c’è nulla di diverso. Una palettata di merda in più non fa nessuna differenza se ci sei a bagno fino al collo. Quando invece pensi sia tutto pulito fa veramente incazzare, ma di pulito c’era veramente ben poco, quindi arrivano solo ulteriori conferme.

C’è un limite oltre il quale nulla fa più differenza: prendere quindici calci in culo o sedici non ti cambia la vita.

Però c’è anche un altro limite: la sopportazione di una persona. Forse dopo un po’ non si sente più la differenza tra un calcio in più o in meno, ma c’è sempre un numero oltre il quale non bisogna mai andare. Perché una persona che vedi sopportare cento percosse può anche essere che ritenga la centounesima sia oltre la sua tolleranza e decida di fartele pagare tutte fino all’ultima.

E io sono una persona accondiscendente solo per tamponare il difetto di essere profondamente intollerante.

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2 thoughts on “Limiti di tolleranza

Secondo me....

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