“Vestito bene”

Vedermi vestito bene (camicia, maglioncino, giacca e senza piercing [il profumo non conta perché l’ho sempre messo anche con i miei cari felponi con cappuccio]) era una rarità.

Ora sta diventando l’ordinaria amministrazione.

E’ divertente vedere la reazione delle persone che mi conoscono: mia madre che finalmente dice di avere un figlio con apparenze (secondo i suoi canoni) normali, gli amici che mi fanno i complimenti (ironicamente ovviamente, come se in vesti borghesi fossi qualcosa di indescrivibile [beh, a volte si. In effetti, qualche anno fa ero andato in un posto piuttosto “fighetto” con un paio di pantaloni mimetici comprati al mercato delle pulci, {che per giunta adoro sopra ogni cosa} di qualche misura in più della mia e rattoppati da mia nonna  con un filo azzurrino {era indispensabile recuperarli aggiustando un buco enorme sotto il ginocchio e solo lei era in grado. Peccato che non vedesse troppo bene i colori. Con il tempo l’azzurrino si è sbiadito}, una maglia con scritto “Ho fatto l’amore con CONTROL domani provo con ALT+CANC“, un paio di vecchie scarpe da ginnastica {probabilmente con la suola consumata} e come se non bastasse portavo una lunga barba alla Babbo Natale, Che Guevara o chi preferite. Il commento del mio amico quando salii sulla macchina fu solo : << A te la figa non piace vero? >>. In effetti dovevo essere contro ogni tentazione. Se nella caccia esistono delle regole i miei abiti gridavano “alla larga!” ]), qualcuno addirittura mi vuole fotografare per ricattarmi in un secondo tempo.

Ai tempi in cui facevo il pinguino che apriva e chiudeva le porte all’entrata dei negozi di lusso (gratificante quanto fare lo zerbino umano; professione non ancora contemplata a livello contrattuale perché spesso svolta in maniera completamente gratuita..) i miei amici si erano fatti la coda in un giorno di saldi solo per vedermi in giacca e cravatta! In quel periodo la prima cosa che facevo appena salito in macchina era rimettermi tutti gli orecchini. Mi sentivo talmente poco me stesso da dover ristabilire subito lo status quo. Ed è una cosa che mi è rimasta ancora. Ogni santa sera in cui torno a casa mi tolgo camicia e maglioncino e rimetto gli orecchini per poi ritoglierli al mattino. Per separare il me stesso del lavoro dal me stesso punto e basta (anche se, evidentemente, sarei me stesso solo mentre dormo, se dipendesse solo da quello). Scavare dei solchi di separazione per tenermi (apparentemente o formalmente) il più lontano possibile da quello che faccio (che non è quello che sono [o penso di essere]).

Qualcuno mi ha chiesto perché rompersi le palle a fare questa cosa ogni volta.

La spiegazione che mi viene in mente è legata a qualcosa che credo di aver letto in Primo Levi ( Non mi sto paragonando a lui, non sto sminuendo il dramma e nemmeno voglio mettere sullo stesso piano le due cose [non voglio farmi rompere il cazzo come sta succedendo ad Ingroia in questi giorni che, a mio avviso, non si è assolutamente paragonato a Falcone. Il suo discorso a me sembrava più che altro come dire “Einstein una volta ha fatto un incidente in macchina. Faccio un incidente anche io. Mi è successa la stessa cosa di Einstein.” Punto. I retroscena non mi interessano. Il discorso a me sembrava solo quello, poi ognuno pensi un po’ quello che gli pare. Del resto anche i Beatles avevano detto di essere più grandi di gesù {Verissimo!} e i Re Acuti lo avevano anche usato come titolo per il loro album!!] semplicemente, come diceva Benni, “Non si dimenticano i buoni esempi.“) ma non ne sono sicuro. Mi riferisco alla persona che continuava a farsi barba e toeletta ogni mattina nonostante fosse inutile, come gli faceva notare un compagno di prigionia.

L’importanza non stava nel gesto di per sé ma nelle sue conseguenze. Solo nel continuare a salvaguardare sé stessi senza mai lasciarsi andare, senza dimenticare di essere umani, resistendo alle forzature di chi voleva farli vivere come bestie si poteva conservare la memoria della propria essenza.

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7 thoughts on ““Vestito bene”

  1. “Bisogna sempre essere se stessi. Il cavallo, senza ussaro, resta sempre un cavallo. L’ussaro senza cavallo e’ soltanto un uomo.” S.J. Lec

  2. La scritta sulla maglietta l’ho trovata fantastica!
    E anche la battuta del tuo amico!
    Ti capisco perfettamente sull”operazione orecchini”, io dopo alcuni anni che facevo una cosa simile con i vestiti mi sono stufata e ormai in ufficio non metto più il tailleur e i tacchi alti, non sono io così, e vengo quotidianamente sottoposta a scanning dalle colleghe tailleurate che poi si scambiano sguardi complici. Io e i miei stivali a tacco basso di ogni colore possibile, che metto quasi anche d’estate. (Ovviamente non gli stessi! Quelli estivi
    :-)),
    Alla fine mi diverto pure a vedere la faccia che fanno.
    P.s. La penso come te su Ingroia.

    • 🙂 Mi fa piacere, anche se nel posto in cui ero andato dubito avesse riscosso lo stesso successo. O almeno, io non ricordo. Il cambio in parte serve anche a me, per mantenere distanze in una cosa che non voglio diventi parte di me e allo stesso tempo per adeguarmi alla realtà che in certi campi l’apparenza conta (ahimè). Per quanto riguarda i tuoi stivali, mi sono augurato che fossero quelli estivi per i tuoi piedi! :D. Su Ingroia sono contento di non essere il solo a pensarla così..

Secondo me....

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