La donna che visse due volte – Alfred Hitchcock

Inizio dicendo che finalmente sono riuscito a vedere il cameo di Hitchcock in uno dei suoi film (è cosa nota che amasse apparire in qualche fotogramma di ogni suo film, come passante o cose simili), non c’ero ancora riuscito, e a dire la verità pensavo pure di essermi sbagliato perché mi pareva fin troppo evidente.

Ho sempre qualche difficoltà a vedere i film vecchi perché sembra che donna_che_visse_due_volte_james_stewart_alfred_hitchcock_004_jpg_wxgqutilizzino scale temporali diverse dai film più recenti. Sembrano sempre molto lenti perché si concentrano più sui dialoghi, sulle relazioni tra i personaggi e sulla trama piuttosto che agli effetti speciali “per stupire” usati di recente (Vedi per esempio Avatar : effetti speciali roboanti spalmati per tre ore, con una trama inesistente, banale e riassumibile in due parole, oltre che vista e rivista [ per dire i primi che mi vengono in mente: L’ultimo samurai e Balla con i lupi, anche se quest’ultimo è decisamente più bello] : lui fa parte dei cattivi, finisce in mezzo al popolo che perseguitava, ci vive un po’ insieme e si innamora di una di loro per poi combattere a loro fianco nel finale strappalacrime. Cronometro alla mano [prendo spunto da Santa Maradona] lo spettatore dopo dieci minuti sa già come andrà a finire) per coprire spesso un vuoto nel messaggio o nell’elaborazione del tessuto filmico.

La donna che visse due volte dovrebbe essere vendicato per la traduzione italiana (Titolo originale Vertigo, preso da un romanzo francese intitolato D’entre le mortes [questo l’ho scoperto oggi]) più che altro perché rovina gli sviluppi del film (con un titolo simile ti aspetti per forza che ‘sta donna muoia e riviva o qualcosa del genere) anticipandone un “colpo di scena”.

Trama: John Ferguson è un poliziotto che soffre di acrofobia (paura delle altezze), per giunta traumatizzato dalla morte di un collega, che viene incaricato dall’amico Gavin Elster di pedinare la moglie Madeleine, perché sospetta sia posseduta dallo spirito di una trisavola morta suicida e teme che lei possa fare la stessa cosa.

Hitchcock è magistrale nella prima parte a portarci dove vuole lui, a far credere reale la storia della bisnonna morta suicida tragicamente e che essa riviva in Madeleine (Kim Novak) portando la nostra attenzione su tutta una serie di indizi, analogie, somiglianze (le stesse rivolte nella storia a John Ferguson alias James Stewart).

Kim Novak è bella, fatale, misteriosa e tragica.

Magnifico il bacio tra i due protagonisti alla scogliera, con il tempismo calcolato della schiuma del mare che sovrasta la costa ed esplode in un’onda altissima nell’esatto momento in cui le labbra si toccano. Non solo, l’altra scena assolutamente stupenda é quella dell’incubo di Ferguson: trascinante e da brivido (non a caso Hitchcock ne era il maestro).Screenshot_james_stewart_vertigo_la_donna_che_visse_due_volte_02

Di tutti i film di Hitchcock che ho visto (non molti in realtà ma pur sempre un buon numero), questo è molto diverso. Il delitto c’è come parte importante del film ma vedo molto più preponderante la parte legata alla storia d’amore. Il delitto è il pretesto con cui si incontrano due persone che si amano. Non è nemmeno fondamentale, è successo e basta, perché ad interessare veramente non è la morte ma l’amore.

Ferguson (scapolo da una vita) si innamora follemente di Madeleine (“da soli si può andare in giro, in due si va sempre da qualche parte“) e rimane pesantemente traumatizzato dal suicidio di lei (si getta giù da un campanile). Rimane cristallizzato in questo amore trascinante alimentato dal senso di colpa per non essere stato in grado di averla salvata e dal vuoto della mancanza. Ogni giorno rivive questo dolore (coazione a ripetere?) in un’esistenza priva di significato e imporverita fino a quando non incontra Judy, in cui si convinve di aver ritrovato Madeleine ( infatti sono la stessa persona. Judy era complice di Gavin e insieme avevano simulato il suicidio della vera Madeleine. Ferguson doveva solo fungere da testimone inconsapevole). Iniziano a frequentarsi e Ferguson poco per volta plasma Judy con le sembianze di Madeleine in piena ossessione della donna amata. Judy non solo è innamorata di Ferguson a sua volta, ma vive nella colpa di aver distrutto l’uomo che ama e quindi cerca di espiare assecondando il delirio di questi.

L’amore disperato di Judy/Madeleine è semplicemente commovente.

L’amore e la colpa si attorcigliano in questi due personaggi plasmate su forme diverse e si sviluppano con modalità morbose e insane ma che portano ad una felicità apparente. Completata la trasformazione di Judy in Madeleine (stessi vestiti, stessa pettinatura, colore di capelli) i due sono una copia realmente felice ed innamorata. Ma che, tuttavia, vive in una menzogna fragile e inevitabilmente instabile: Ferguson cerca di far rivivere Madeleine in Judy credendo che siano due persone distinte (rivive ossessivamente il passato senza essere in grado di andare avanti) mentre Judy/Madeleine asseconda i deliri portando avanti una finzione in luce di un bene maggiore.

Infatti basta un errore per far crollare tutto, per strappare il velo, perdendo tutto quello che c’era di buono portando all’inevitabile tragedia.

Colpa e amore si avviluppano come in una spirale che, non a caso, è ricorrente nel film. La spirale è il simbolo delle vertigini e della altezze, ma anche del delirio di Ferguson, della colpa e dell’amore che avvolgono e trascinano verso il basso senza possibilità di uscita. Imboccata la spirale è impossibile deviarne il percorso o uscire dai suoi binari ( a maggior ragione quando la si alimenta): si può solo andare verso il destino.

Sicuramente un capolavoro. La seconda parte è decisamente magnifica, la prima (utile a costruzione del film) forse scorre un poco più lenta ma in crescendo di tensione.

Una storia d’amore tragica e coinvolgente con un James Stewart ispirato e una Kim Novak indimenticabile.

Giudizio in minuti di sonno : Visto al secondo tentativo. Nel primo ho dormito dopo nemmeno due scene per poi svegliarmi nella scena finale (due ore). Durante il secondo tentativo sono stato sveglio tutto il tempo tranne qualche breve assopimento di alcuni secondi durante la prima parte, benché fosse mattina.

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