L’esperienza di laurearsi nonostante una madre rumorosa

Di poche cose sono orgoglioso. Ma alcune sono veramente motivo di vanto da sbandierare ai quattro venti.

Mi sono laureato in tempo nonostante mia madre (sia ben chiaro che non sto parlando con cattiveria e nemmeno penso che quanto segue sia stato fatto con l’intenzione di nuocermi, ma sono tutta una serie di situazioni che si presentavano ripetutamente e ciclicamente, che mi fanno [ora] e mi hanno fatto [forse ai tempi un po’ meno] ridere).

Sul serio, credo sia una delle imprese più titaniche a cui mi sia mai sottoposto. Scalare l’Everest sarebbe una passeggiata di salute al confronto.

Le persone normali hanno la capacità di sostenere 45 minuti di concentrazione continuativa (più o meno). Io ho un’autonomia di 5 minuti. Massimo. Al liceo passavo pomeriggi interi a leggere sempre la stessa riga pensando beatamente ai cazzi miei e senza nemmeno capire cosa ci fosse scritto in quell’unica riga che continuavo a leggere. Bastava aprire il libro e subito la mia mente vagava ( ha persino un nome: “vagabondaggio mentale” [mi pare] ma ai tempi pensavo semplicemente che non mi fregasse niente di quel che stavo leggendo; [cosa in parte anche vera]). Ma più di tutto sono sempre stato bravissimo ad appassionarmi a qualunque cazzata che mi togliesse dallo studio. Cose su cui normalmente non mi sarei degnato nemmeno di perdere 5 secondi, diventavano assolutamente imperdibili. E’ così che iniziai a guardare Veronica Mars, Smallville e a volte, quando ero proprio messo male, persino le puntate vecchie di Dawson’s Creek (sono oggettivamente delle solenni perdite di tempo, da guardare quando proprio non ci sono alternative; nel caso di Dawson’s Creek stiamo parlando di merda pura [e dire che non mi perdevo una puntata al liceo. A posteriori ancora non me ne capacito..]). Tuttavia sono riuscito a mantenere alto il rispetto di me stesso: non mi sono mai ridotto a guardare Uomini e donne; ho una dignità da difendere (Troppo belli invece l’ho visto e se non sapete di cosa parlo siete persone fortunate).

Tutto questo per dire che mi perdo facilmente e che è sempre stato impervio stare concentrato, lacuna che ho colmato all’università con una ferrea disciplina(ai limiti del nazista) nei miei confronti (“Volli, sempre volli, fortissimamente volli” Vittorio Alfieri), a volte anche troppo.

Premessa: vivo in una casa a due piani e passiamo la maggior parte del tempo in quello inferiore, con una stufa a legna situata nella sala che deve scaldare anche un piccolo corridoio e la cucina. Il telefono è in sala ma abbiamo anche un cordless al piano superiore collegato allo spinotto dell’Adsl (quindi se si risponde con un telefono diverso dal cordless salta il collegamento internet, che ai tempi era sostenuto da un cesso collegato con usb).

Premessa II : Quando studio mi allargo e colonizzo un tavolo intero con qualunque genere di supporto cartaceo che tende a permanere lì nei secoli dei secoli sotto strati di polvere ed ere geologiche scolastiche, per favorire una rapida consultazione del materiale (non è disordine ma caos creativo che successivamente ho imparato a giustificare con una frase di Melville : “Esistono iniziative per le quali il metodo corretto è un  adeguato disordine“).

Comunque è in questa fase che entra in gioco mia madre. La mia rumorosissima madre. Le sue azioni di disturbo dello studio iniziavano prima con brevi e rapide azioni di guerriglia. Spostare i libri, nascondere gli articoli, decidere che alcuni testi troppo colorati erano sicuramente fumetti e ci finivano in mezzo (quindi andavano persi). Oppure, al contrario, mescolava qualunque altra cosa ai miei libri (elenchi telefonici, riviste, pubblicità, lettere, radiografie) con il risultato che perdevo due ore prima di trovare tutto e capirci qualcosa. Tutto questo per “mettere in ordine”.

Ma queste erano piccole azioni di disturbo insignificanti. Come quando in guerra si vuole ritardare un convoglio.

Si passava alla televisione, sempre inizialmente ad alto volume. E per quanto le facessi abbassare il tutto, il mio fottuto orecchio era sempre strasensibile ad ogni minimo sussurro. Non per il rumore in sé, ma per il fittizio interesse di qualunque cosa che esulasse dallo studio.

Ah si? La tale modella che nemmeno so chi sia esce con un’altra persona di cui nemmeno sapevo l’esistenza? Interessante!!

Poi arrivava il vero attacco. La telefonata. (Vedi Premessa). Mai una volta che avesse il cordless e quindi rispondendo al telefono della sala otteneva un doppio risultato:

  1. Non mi faceva studiare perché veniva a parlare a 20 cm dal mio orecchio con ovvie conseguenze per la mia concentrazione (in più lei ha sempre urlato al telefono, a volte sospetto che lo faccia in maniera direttamente proporzionale alla distanza del mittente della telefonata).
  2. Mi obbligava ad uscire di casa (l’accesso è solo esterno) per far ripartire la linea internet, che ogni volta andava persa, al piano superiore (manco a dirlo se il pc era spento nessuno chiamava). E ogni volta perdevo mezzora perché poi mi cazzeggiavo tra mail e stronzate varie (poca volontà, colpa mia).

L’insidiosità dell’attacco si cela nella sua capacità imperturbabile di ripetersi continuamente nell’arco di poco tempo.

Era inutile dirle di prendere il cordless per non far saltare la linea (e per farmi studiare in pace). Prima aveva la scusa che era vecchio e la batteria non teneva la carica. Allora ne comprai uno nuovo e la scusa divenne che non aveva tempo per montarlo. Lo montai io. Continuò a non usarlo. Ha iniziato a farlo dopo la laurea.

Ovviamente

Poi passava al tocco di classe e si presentava da me dicendo che aveva freddo (indossando una maglietta maniche corte) e quindi riempiva la stufa di legna. Era inutile dirle di mettersi qualcosa di più pesante o vicino alla stufa per scaldarsi. Risultato: 40 gradi in quella stanza, studiavo seminudo ed ero completamente rincoglionito dal calore. Il più delle volte mi addormentavo. Qualcuno una volta mi ha chiesto perché non andassi al piano superiore. Intanto perché mi ero abituato a studiare in quella sala e poi perché al piano superiore c’era una temperatura polare e il riscaldamento non si può accendere (ci sono motivi che non sempre ci è dato sapere).

La genialità subentrava negli spostamenti in casa. Io non so dove cazzo le avesse trovate, ma si comprò un paio di ciabatte con la suola in gomma che faceva echeggiare per tutta la casa un insopportabile (non sto esagerando) “GNEK GNEK” ad ogni passo.

Anche quelle maledette ciabatte sparirono dopo la laurea.

Ovviamente.

Ricordo di averle chiesto se avevano esaurito quelle con il grido di Godzilla. Quando usciva per andare a fuori a fumare persino il suo piumino era rumorosissimo!!!

Poi c’era la pentola a pressione e il cellulare. Per mandare un messaggio ci volevano delle ore. E non c’era verso di farle togliere la suoneria della tastiera.

Tutto questo durante il pomeriggio che spesso finiva sprecato. Ma finalmente arrivava la sera e sapevo che avrei potuto concentrarmi nel silenzio della notte e studiare con calma.

Ed era in quei momenti che capivo di essere uno sprovveduto. Prima caricava la stufa (vedermi boccheggiare agonizzante dal caldo non aveva alcun effetto) e poi, visto che lei se ne sarebbe andata su, doveva in qualche modo tenere salda la sua presenza.

Allora accendeva lavatrice e lavastoviglie.

E ogni volta mi rendevo conto che non esisteva confronto.

Mia madre era ed è anni luce avanti a me.

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3 thoughts on “L’esperienza di laurearsi nonostante una madre rumorosa

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