Skyfall – Sam Mendes

Ultimo uscito della saga degli 007.

In alcune recensioni ho letto che dovrebbe essere uno dei più belli, alla pari di “Dalla russia con amore” che sembra sia il migliore.

Ero piuttosto combattuto nelle aspettative.

Sam Mendes non ho ancora capito come inquadrarlo: “American Beauty” mi era piaciuto un sacco, “Jarhead” non mi aveva entusiasmato particolarmente e gli altri non hanno attirato la mia attenzione al punto da giustificare una visione completa.

Daniel Craig mi piace molto per il ruolo, anche se era stato osteggiato inizialmente da tutti i puristi della serie. “Casino Royale” mi era piaciuto. Molta più azione del solito e piuttosto ben fatto. “Quantum of solance” una delusione. Una rottura di coglioni senza trama in cui non si capiva veramente un cazzo. Non mi ricordo nulla ad eccezione della scia di mancanza di senso che permane ancora a distanza di anni. Quella e la bond girl. Olga qualcosa (mi sembra). Aveva due occhi bellissimi. (Non è una battuta).

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Skyfall non si discosta molto nella linea del film d’azione dei capitoli precedenti. Quello che ho trovato veramente bello è al contrario lo scostarsi totalmente dai parametri della serie e dal personaggio classico. Non c’è l’impeccabilità di Sean Connery (icona intramontabile), l’inutilità di George Lazenby (inutile, veramente), l’ironia di Roger Moore, l’indefinibile Timothy Dalton (più che altro perché i suoi film non ricordo di averli visti, benché siano quelli che più si avvicinano al James Bond di Fleming, pare.) e l’eleganza di Pierce Brosnan.

In Skyfall infatti c’è un James Bond stanco di fare la spia, ubriaco e completamente fuori forma. Non riesce più a sparare. C’è un Bond smarrito, decadente, inerme di fronte ai poteri dei computer. Il mito del Bond infallibile, quello sempre pulito dopo le collutazioni, distinto ed elegante, viene infangato per renderlo semplicemente più umano. Non è infallibile e nemmeno asettico. Ha dei sentimenti. Si apre un vago squarcio nel suo passato oscuro che rivela sofferenze nascoste dietro al solito muro dell’indifferenza. E’ un Bond che sta cadendo, diverso dagli altri, e quindi, se non bello, sicuramente curioso ed iconoclasta, che porta avanti qualcosa che si discosta completamente dai canoni della serie. Tuttavia, per non sconvolgere troppo ci sono sempre le solite scopazzate con le bellone di turno (cambiare si, ma rivoluzionare totalmente no).

Menzione a parte Javier Bardem che con Raoul Silva si riconferma portato nelle parti dei malvagi psicopatici. Talento anticipato con l”indimenticabile Anton Chigurth di “Non è un paese per vecchi” che, peraltro, era l’unica cosa stupenda di un film (a mio avviso) non particolarmente degno di nota.

Tutta la seconda parte, che include l’immancabile “scontro finale”, è decisamente molto cupa e tenebrosa, restituendo l’immagine di un eroe masticato, ma vivo.

Merita attenzione, se non altro per aver fatto scendere dal piedistallo questo personaggio un attimo fighetto, ma intramontabile. E’ chiaro che per subire questo impatto bisogna aver visto buona parte della serie altrimenti sembra il solito film d’azione e nulla più.

Giudizio in minuti di sonno: Una quarantina in due riprese da venti, mi pare, ma con l’aggravante di averlo visto al pomeriggio.

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