Incontri rurali del terzo tipo

Non riesco a scrostarmi via dal commerciale porta a porta.

E dire che dovrei essere pure molto contento visto che avere uno stipendio fisso (almeno per il momento) è un privilegio veramente di pochi. Considerando la miseria economica personale (28 anni quasi compiuti e ancora non sono riuscito a vedere più di 500 euro di stipendio in una botta sola), la miseria economica nazionale (tralasciando quella etica, politica, morale, spirituale.. e non ho voglia di andare avanti, sappiamo tutti bene come siamo messi) e probabilmente la miseria economica mondiale ( anche qui il discorso sarebbe troppo lungo) forse dovrei solo essere felice. Molto felice. Eppure c’è sempre qualcosa che mi manca. Ma non è di questo che volevo parlare.

In questo bellissimo lavoro di rappresentanza capita veramente di trovare personaggi fuori dal comune. In piena campagna mi aggiro alla ricerca di clienti più che altro per fare prove nel destreggiarmi tra i prodotti e per capire come approcciare. Quindi mi vado a infilare in questi paesini del cazzo in cui devi girare ore per trovare non solo un esercizio commerciale di qualunque tipo, ma anche più banalmente delle forme qualunque di vita.

In giro ci siamo io e i randagi.

Intorno a noi solo rottami, detriti e carcasse di vecchi trattori, animali allo stato brado (non sto parlando di me; non solo almeno), cancellate arrugginite, case diroccate coperte di infissi divorati dai tarli (rigorosamente abitate), immondizia e altre cose non definibili. Il problema è che non me lo sto inventando. Mi sembrava di essere in un villaggio fantasma. Da un momento all’altro mi aspettavo di vedere la classica palla di sterpaglie da film western. Comunque, entro in alcuni esercizi (accoglienza freddina, per non dire ostile, tuttavia piuttosto prevedibile per il posto, giusto per andare sui luoghi comuni) fino a quando non vedo quel cartello : “Mobili d’epoca – In fondo alla via” (o qualcosa del genere). Andiamo a vedere. Cammino lungo questa via fino a raggiungere il secondo cartello che con una freccia verso destra ribadisce la presenza di “Mobili d’epoca“. Sono in mezzo a due case, davanti al cartello e non vedo nulla. Mi sporgo un poco cercando una vetrina o qualcosa del genere. Non vedo niente tranne fango, galline che razzolano e il resto di quello descritto prima.

Mi dico che forse non c’è più e che da bravo pirla sono finito in casa di qualcuno. Meglio andare via perché, francamente, non ho troppa voglia di farmi rompere i coglioni.

Torno indietro.

<< COSA VUOLE? >>

Mi sento gridare alle spalle. (Ecco. Lo sapevo. Sono entrato in casa di qualcuno. Puttana Eva!)

La signora in questione è piuttosto inquietante. Un misto tra una befana, Maga magò e Rosy Bindi sotto mestruazioni. E, insomma, non vorrei farla incazzare. Gentilmente spiego che stavo cercando ‘sti mobili d’epoca.

<< C’E’ IL CARTELLO! NON LO VEDE?>>

Mi dice sgarbatamente e continuando a gridare.

(certo che lo vedo! Ma tu vedi un negozio da qualche parte? O la gallina è la proprietaria? Parlo con lei?) Ovviamente questo, sorridendo educatamente, l’ho solo pensato. Le dico che non vedendo nulla pensavo non ci fosse più (cazzo, la crisi potrà anche aver colpito, no?). Imperturbabile lei ribadisce

<< NON VEDE? C’E’ IL CARTELLO!>>

Continuando a gridare.

(Grazie.. l’ho visto anche io.. )

Se non fosse al secondo piano di una casa mi avrebbe già fatto diventare sordo.

<< C’E’ IL CARTELLO! >>

E mi guarda come se fossi l’ultimo dei coglioni: è stupita, proprio non riesce a crederci

<<C’E’ IL CARTELLO!>>

ribadisce, creando un maremoto in Islanda per l’onda d’urto della sua voce.

(L’HO VISTO IL TUO CAZZO DI CARTELLO!! HO CAPITO! HO CAPITO!) Ma non vorrei mai che la megera fosse già con il ditino artritico in attesa di comporre l’ultima cifra del numero dei carabinieri e quindi me ne sto e sorrido ebete mentre lei grida ad un centenario che razzolava insieme alle galline di chiamare nonsochì. Cammino per un’aia e l’anziano mi porta davanti ad una porta anonima.

Temo di trovare dietro Leatherface o peggio la gallina.

Invece esce nonsochì: una persona apparentemente normale.

Persino educata.

Ma che comunque non gli frega un cazzo di niente di me.

Grazie e arrivederci.

(Ma anche no..)

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2 thoughts on “Incontri rurali del terzo tipo

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